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Portici, altane, comignoli.
Facciate pastello, quel respiro di fiume
delle strade trafficate. Piccolo
mondo padano, malvivo appena nei centri,
così spesso un cielo basso, fosco.
Meno freddo e nebbia, meno zanzare.
Per mesi la stessa afa tropicale...
Stregata orizzontalità, dove
si toccano frenesia e stasi; sempre
più sbiadisce il passato contadino -
una roggia secca, un casolare transennato...
Macchie dai finestrini in fuga!
Sotto le tante pelli che hai cambiato,
sotto il peso bruto della tecnosfera,
a ricordare com'era il tuo cuore
solo stanche foto in bianco e nero. In te ormai
le lingue si confondono, la tua operosità
ben oltre una foce s'è slanciata,
fa il giro d'interi continenti; ma frugandoti
dentro non si trova un'anima, fiammella
qualsiasi di cero, di vecchio cimitero.
Eppure quel fantasma è qui, fin nei segni
che agli ultimi figli oscurano le fronti
e via via immaginando, a ritroso
i loro visi: di chi t'ha coltivato,
chi ha camminato tra le vigne annose,
nelle stalle in mattoni piene
di muggiti, masticato col pane
i tuoi dialetti... E sì in questo bicchiere
dal vetro sfaccettato: nel fondo
spumeggia il rosa del lambrusco.